Patologia vascolare

  • Aneurismi cerebrali
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  • Fistole artero-venose durali (FAVD) cerebrali e spinali
  • Angiomi cavernosi cerebrali

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Approfondimento: Angiomi cavernosi cerebrali

Il Dott. Nicola Boari è referente medico-scientifico come Neurochirurgo per l’ANACC (Associazione Nazionale Angioma Cavernoso Cerebrale).

Gli angiomi cavernosi sono lesioni vascolari tondeggianti di aspetto somigliante ad un pop-corn o ad una mora, dal colorito brunastro e con una  superficie irregolare e lobulata; si possono presentare in tutto il sistema nervoso centrale, e cioè a livello cerebrale, nel midollo spinale, nei nervi cranici,  nei ventricoli cerebrali e a livello delle orbite e sono circa il 10% delle malformazioni vascolari di tutto il sistema nervoso centrale.
Si possono distinguere due quadri di presentazione:
·      la forma sporadica: in cui il paziente di solito presenta solo un angioma cavernoso e non vi è storia familiare positiva per questo tipo di lesioni.
·      la forma familiare: in cui solitamente gli angiomi cavernosi sono multipli e vi è una storia familiare di epilessia.
  
Patofisiologia
Macroscopicamente gli angiomi cavernosi sono lesioni tondeggianti di aspetto multilobulato con un diametro variabile da pochi mm fino a 8-10 cm ed oltre. Non presentano una capsula e sono ben divisibili dal tessuto cerebrale circostante, che spesso presenta una gliosi (reazione infiammatoria-cicatriziale) reattiva. Microscopicamente gli angiomi cavernosi sono delle lesioni vascolari caratterizzate da larghi spazi vascolari, in parte trombizzati, tra cui non vi è tessuto nervoso. I vasi sia efferenti che afferenti degli angiomi cavernosi sono molto piccoli e spesso non visibili, e il flusso ematico è scarso lento. Le aree di trombosi e le pareti vascolari spesso sono calcifiche. Di solito sono presenti segni di pregressi sanguinamenti, come cisti contenenti sangue liquido e/o depositi di emosiderina (sostanza di degradazione del sangue). A volte possono essere a carattere totalmente cistico o calcifico (heamangioma calcificans).
L’aumento dimensionale degli angiomi cavernosi è spesso causato da piccole e ripetute emorragie, date da un’immatura proliferazione cellulare.
Cenni storici
Nel 1957 Crawford e Russell coniarono il termine malformazioni vascolari criptiche, in quanto  gli angiomi cavernosi spesso sono di piccole dimensioni e clinicamente latenti ma che possono causare emorragie intracerebrali o presentarsi come lesioni con effetto massa. Molti angiomi cavernosi sono angiograficamente silenti. Nel 1976 Yasargil ha riportato la prima serie clinica di angiomi cavernosi. Fino a quel momento, gli angiomi cavernosi erano considerati delle entità cliniche rare. Con lo sviluppo sempre più veloce delle tecniche diagnostiche, prima la tomografia assiale computerizzata (TAC) e poi la risonanza magnetica (RM), che appare come la modalità diagnostica più sensibile a questo tipo di lesioni, sia la diagnosi che le conoscenze sugli angiomi cavernosi sono aumentate costantemente fino ad oggi.
Epidemiologia
Non vi sono dati disponibili sull’incidenza degli angiomi cavernosi nella popolazione italiana. Una stima può essere dedotta dai dati pubblicati nella letteratura scientifica.
La prevalenza dei cavernomi nella popolazione generale è dello 0.5% circa. Nelle serie di RM la stima si aggira ugualmente intorno allo 0.4-0.5%. Non vi è differenza di distribuzione in base al sesso. Il 25% dei casi interessano la popolazione pediatrica. La presentazione è multiple nel 90% delle forme familiare mentre solo nel 25% delle forme sporadiche si ha un angiomi cavernosi multiplo.
Fattori di rischio documentati sono la storia familiare positiva, con trasmissione autosomica dominante e precedenti trattamento di radioterapia, che fanno aumentare la frequenza di angiomi cavernosi de novo.
Recentemente sono stati identificati tra geni responsabili dell’insorgenza di angiomi cavernosi, che possono essere testati in laboratorio:
·      CCM1 sul cromosoma 7q, generalmente conosciuto come KRIT1, responsabile dello sviluppo delle cellule arteriose
·      CCM2 sul cromosoma 7p
·      CCM3 sul cromosoma 3q
Comunemente la forma familiare viene definita come la presenza di uno o più cavernomi in almeno due membri della famiglia. I casi “familiari, comprendono dal 6 al 50% di tutti i casi. La forma familiare è più diffusa nei pazienti con discendenza ispanica, ma anche altre etnie presentano incidenza maggiore. I pazienti affetti dalla forma familiari, come detto, presentano lesioni multiple e spesso queste aumento di numero con l’età. Circa il 40% dei pazienti rimangono asintomatici nonostante la presenza di multiple lesioni.
Presentazione clinica
Gli angiomi cavernosi sono spesso asintomatici e la diagnosi ha natura incidentale, per l’esecuzione di esami T o RM per altre patologie.
La sintomatologia dei angiomi cavernosi è molto varia, in base alla localizzazione, dimensione e la tendenza al sanguinamento.
Le crisi epilettiche sono il sintomo più comune in circa il 55% dei pazienti. Non vi è differenza nei sintomi in base al genere. Per lo più i pazienti diventano sintomatici tra la terza e la quinta decade di vita. Le manifestazioni epilettiche nella maggior parte dei casi non sono collegate ad un evento emorragico acuto ma all’azione epilettogena dei depositi di emosiderina sul tessuto nervoso circostante. Il rischio stimato di sviluppare crisi epilettiche è dell’1.51% persona/anno mentre è 2.48% lesione /anno per quelli con lesioni multiple. Nel 40% circa dei casi di epilessia causata da un angiomi cavernosi, la terapia medica antiepilettica non è efficace nel controllo delle manifestazioni cliniche. La localizzazione nel lobo frontale presenta il più basso tasso di crisi epilettiche, mentre in quelli a localizzazione temporali, questo tasso è drammaticamente più alto.
Deficit neurologici focali possono essere presenti nel 12-45% dei pazienti, questi deficit possono essere transitori, progressivi, fissi. La cefalea può essere l’unico sintomo nel 25% dei pazienti: una storia di cefalea cronica è presente nel 3-52% dei pazienti affetti da angiomi cavernosi.
Le manifestazioni cliniche sono comuni sia alla forma familiare che a quella sporadica.
Un aumento delle dimensioni di un angiomi cavernosi è possibile durante la gravidanza e alcuni autori riportano le esperienze aneddotiche dove lo stimolo ormonale della gravidanza può far nascere de novo degli angiomi cavernosi e aumentare il rischio di sanguinamento di quelli già presenti. I dati sulle emorragie associate agli angiomi cavernosi sono discussi di seguito.
 
Localizzazione
Nella maggior parte degli studi circa il 70% degli angiomi cavernosi si localizzano nella porzione sopratentoriale del SNC: più frequenti nei lobi frontali e parietali, seguiti dai lobi temporali ed occipitali. Non vi è differenza significativa tra emisfero destro e sinistro.
Nel 25% dei casi la localizzazione è invece infratentoriale, dei quali in circa il 25% nel ponte, 17% a livello cerebellare. In circa il 5% tali lesioni si localizzazione a livello del midollo spinale.
Circa il 60% ha una localizzazione corticale o sottocorticale.
 
Storia naturale
Il problema centrale dei pazienti con angiomi cavernosi è la questione dell’emorragia. Gli angiomi cavernosi sono delle lesioni dinamiche che possono formarsi de novo, aumentare in volume ed andare incontro ad involuzione.
Il rischio annuo di una emorragia sintomatica dipende dalla presenza o meno di un precedente episodio di emorragia sintomatica:
– il rischio annuo di emorragia sintomatica nei pazienti senza pregressi sanguinamenti è dello 0.5%
– il rischio annuo nei pazienti con pregressi sanguinamenti è del 4.5%
Alcuni studi riportano un rischio di circa il 305 annuo, nei pazienti cha hanno avuto due o più episodi emorragici sintomatici. Fattori di rischio per una emorragia sintomatica sono: emorragia precedente, sesso femminile e la presenza di un angioma venoso associato all’angiomi cavernosi e la localizzazione nel tronco cerebrale.
Gli angiomi venosi sono delle varianti normali degli scarichi venosi intraparenchimali che appaiono più sviluppati e quindi visibile in RM. Circa il 25% degli angiomi cavernosi presentano un angioma venoso associato, ma alcuni autori suggeriscono che tutti gli angiomi cavernosi hanno un loro angioma associato e l’unica differenza è che solo alcuni di questi sono visibili alle indagini diagnostiche.
In una serie di 139 angiomi cavernosi emorragici non trattati chirurgicamente, il recupero totale è riportato nel 43.3% dei casi, dopo un follow-up medio di 35 mesi, una disabilità residua nel 23.3% e una disabilità maggiore nel 6.7%.
L’evento emorragico sintomatico è quindi comunemente considerato come un primo campanella di allarme che deve allertare sia il paziente che il medico curante.
Gli angiomi cavernosi del comparto infratentoriale (tronco encefalico, cervelletto) hanno rispetto a quelli sovratentoriali una più alta incidenza di emorragie sintomatiche, compresa tra il 2.7% e il 5%, ed un più alto rischio di risanguinamento, tra il 21% ed il 30%. Oltre ad una maggiore tendenza al sanguinamento, gli angiomi cavernosi del tronco encefalico, hanno una maggiore frequenza di presentazione con deficit neurologici maggiori, in relazione ai delicati centri nervosi che sono localizzati in questa regione anatomica.
Trattamento
Le lesioni asintomatiche sono frequentemente diagnosticate in modo incidentale o in associazioni ad altre lesioni sintomatiche. I paziente asintomatici oppure con un quadro sintomatologico lieve (come la cefalea) possono essere candidati a controlli neuroradiologici e clinici di follow-up, visto il corso benigno della patologia. L’opzione chirurgica è da considerarsi in quei casi asintomatici in cui vi è una storia familiare positiva per emorragie cerebrali, nelle donne in previsione di una gravidanza.
La chirurgia ad oggi è il trattamento migliore sia in termini di outcome clinico, sia di controllo di malattia.
Come è noto, gli angiomi cavernosi sono le lesioni più epilettogene del SNC, a causa dei depositi di emosiderina per piccole emorragie intralesionali. Quelli che presentano rischio maggiore sono localizzati a livello corticale, nei lobi temporali, frontali e nella zona perilimbica. Nei pazienti con singolo episodio epilettico, è opinione comune iniziare prima una terapia farmacologica antiepilettica, al fine di controllare la sintomatologia. Se la lesione è facilmente aggredibile, presenta già una pregressa emorragia sintomatica oppure vi sono delle controindicazioni alla terapia epilettica, l’opzione chirurgica deve essere presa in considerazione. Dopo l’exeresi chirurgica totale, circa il 60-80% dei pazienti è libero da crisi epilettiche, con o senza terapia farmacologica.
Differente è invece l‘approccio nel caso in cui vi sia una emorragia sintomatica causata da angiomi cavernosi. Molti autori propongono l’approccio chirurgico aggressivo in quei angiomi cavernosi che si trovano in aree non eloquenti del SNC: in questi casi la rimozione chirurgica anche solo dopo un primo evento emorragico è la soluzione da scegliersi. In caso invece di lesioni in aree eloquenti o nell’emisfero dominante, l’atteggiamento può essere più cauto, stratificando i rischi e benefici di un approccio chirurgico che può comportare un non basso tasso di morbilità e mortalità postoperatoria. Come anticipato, gli angiomi cavernosi cavernoso sono delle lesioni dinamiche e il rischio di sanguinamento per anno dopo il primo evento aumenta in modo considerevole. Ad oggi le moderne tecniche neuroradiologico e chirurgico possono far diminuire la morbilità correlata alla chirurgia.
Tra queste vi sono tecniche di neuroimaging, utili per pianificare la migliore traiettoria chirurgica:
– l’fMRI (Risonanza magnetica funzionale): è una metodica di risonanza magnetica che studia le aree funzionali del SNC mediante il riconoscimento dell’attivazione neuronale di diverse zone anatomiche.
– la trattografia: in cui grazie alla rielaborazione di immagini DTI, è possibile ricostruire e quindi riconoscere  vari fasci della sostanza bianca del SNC.
Oppure vi sono delle tecniche che aiutano il chirurgo in sala operatoria:
– neuronavigazone: è un apparecchio che, ricreando un modello da delle immagini di RM o TC, guida il neurochirurgo nella resezioni di lesioni cerebrali che non sono visibili a livello corticale.
– Ecografia intraoperatoria: aiuta il chirurgo a localizzare il cavernoma grazie agli ultrasuoni.
– Awake surgery: è una metodica di intervento a paziente sveglio. Durante l’operazione il neurochirurgo interagisce con il paziente al fine di testar alcune funzioni si verbali che motoria durante la chirurgia in zone eloquenti per questo tipo di funzioni.
– Brain mapping e stimolazione intraoperatoria: si stimolano durante l’intervento le zone della corteccia cerebrale anatomicamente critiche al fine di preservarne l’integrità e la funzione.
– Potenziali evocati intraoperatori: con l’ausilio del neurofisiologo, si monitorano in sala operatoria i segnali elettrici si di tipo somatosensoriale che motorio.
Molto importante da considerare è il timing della chirurgia rispetto all’evento emorragico. Soprattutto per i cavernomi del comprato infratentoriale, un solo evento emorragico non è indicativo per l’intervento nonché l’outcome clinico è migliore se la rimozione chirurgica viene effettuata da qualche giorno fino a settimane dopo l’evento ictale.
Altro trattamento possibile in caso di lesioni profonde o del tronco encefalico, in cui i rischi del trattamento chirurgico siano troppo elevati, è la radiochirurgia stereotassica  con Gamma Knife.
La radiochirurgia stereotassica con Gamma Knife è una forma particolare di radioterapia che si esegue in un’unica somministrazione previa applicazione di un caschetto in anestesia locale. Permette di irradiare con alta energia ed estrema precisione un bersaglio senza che le strutture circostanti vengano danneggiate.
Alla luce degli incoraggianti risultanti in altre patologie vascolari del sistema nervoso centrale, radiochirurgia stereotassica è stata introdotta anche nel trattamento degli angiomi cavernosi. Il tasso di risanguinamento dopo il trattamento radiochirurgico è dell’11-15%/anno e scende all’1-2.5% dopo due anni con un tasso di complicanze del 15%.
 
Risultati del trattamento degli angiomi cavernosi
 Gli angiomi cavernosi, se non rimossi totalmente, possono recidivare o come già detto, altri angiomi cavernosi possono nascere de novo. Quindi un paziente noto per angiomi cavernosi, dovrebbe sottoporsi ad almeno un controllo di RM a cadenza annuale.
La chirurgia è ad oggi l’unico trattamento con il quale è possibile rimuovere l’angioma cavernoso, abbassando drammaticamente il rischio di crisi epilettiche ed annullando il rischio di emorragia.
I risultati della chirurgia sono differenti in base alla localizzazione dell’angiomi cavernosi. Per quelli a localizzazione sovratentoriale nel 83-92% dei pazienti l’outcome neurologico dopo chirurgia è migliorato o stabile; il tasso di mortalità è quasi pari a zero, mentre l’incidenza di complicanze è di circa il 7%.
Per quanto riguarda invece i cavernomi del tronco, essi presentano una morbilità chirurgica ancora mediamente alta (intorno al 40%) mentre lo stato neurologico al follow up è solitamente peggiorato nel 15% dei pazienti rispetto al preoperatorio. Questo dato è dovuto sia alla anatomia critica del tronco encefalico dove si trovano importanti centri nervosi, sia alle difficoltà tecniche legate alla rimozione chirurgica di queste lesioni. L’exeresi completa dei cavernomi del tronco è possibile in circa il 91% dei casi ed è di fondamentale importanza in quanto si stima che il 62% dei residui di lesione possano presentare un nuovo episodio di sanguinamento.
Gestione del paziente affetto da angioma cavernoso intracranico
Il paziente affetto da angioma cavernoso intracranico deve essere consapevole di essere portatore di una patologia seria, ma benigna, che, se correttamente affrontata e trattata, può essere curata con l’obiettivo di ritornare ad una vita assolutamente normale.
Il trattamento degli angiomi cavernosi intracranici deve essere pertanto effettuato in Centri ad elevata specializzazione dove siano a disposizione tutte le risorse culturali, tecnologiche e l’esperienza necessaria per prendere le decisioni terapeutiche più idonee in ogni singolo caso e per eseguire l’eventuale intervento chirurgico nella massima sicurezza.
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